Pubblicato dall'agenzia S.i.R. http://www.agensir.it/
SARDEGNA
Il 9 gennaio scorso il presidente della Regione autonoma della Sardegna, Renato Soru, comunicò l'accettazione della richiesta di disponibilità avanzata dal Governo nazionale per accogliere, insieme ad altre Regioni italiane, i rifiuti provenienti dalla Campania. I fatti successivi, con guerriglia urbana, minacce al governatore, polemiche da parte dell'opposizione, dei sindaci dell'area metropolitana di Cagliari, cancellarono dai media l'aspetto particolare della disponibilità sarda ad accogliere parte dei rifiuti campani. Da quei giorni, a quasi due mesi dall'inizio del conferimento, il termovalorizzatore Tecnocasic dell'area industriale cagliaritana ha smaltito 2.258,92 tonnellate di rifiuti solidi urbani non differenziati, provenienti dalla Campania in tre successivi invii. La quota sarda non dovrebbe superare le 6mila tonnellate per gli alti costi di trasporto via mare.
Quale solidarietà? Don Pietro Borrotzu, delegato regionale per la pastorale sociale, del lavoro e del Creato pone l'accento sulla scelta di parlare di "solidarietà": "Abbiamo ragionato su come è stato presentato il discorso, sui temi che secondo noi era importante evidenziare, in modo che la cosa non fosse impostata sull'ambiguità: perché è stato utilizzato il termine solidarietà, quindi non possiamo certo essere noi a dire che non va bene. Però abbiamo anche ragionato che il tema ecologia, prima ancora dell'accoglienza dei rifiuti, dal nostro ufficio è stato affrontato con molta serietà: nella lettera che inviammo al governatore Soru dopo la sua elezione in uno dei punti toccati c'era l'ambiente, il collegamento con i termini della responsabilità verso il Creato, individuale e collettiva, il concetto di spazio ambientale, cioè che la natura ha dei limiti fisici". Un discorso, prosegue Borrotzu, "che deve tenere presente la solidarietà tra le generazioni: non consumare tutto oggi in modo che rimanga qualcosa anche per chi verrà". Ma dal discorso della solidarietà e della tutela ambientale il problema si sposta sul tema delle politiche di giustizia e solidarietà: "La Sardegna soffre da decenni di diseconomie gravi, come quella dell'energia. Non si riesce a trovare una risposta a questo problema reale. All'improvviso la parola solidarietà appare in un momento di emergenza, ma non può essere il vero punto di partenza. Perché non si debba abitualmente lavorare solo in termini di risposta alle emergenze".
Per una città sostenibile. Carlo Milia, dell'associazione "Sardegna-Isola dei sardi", parla della necessità di distinguere "le sensazioni che son sempre di due specie: il problema dell'imposizione a tutti quanti non ha convinto, una decisione presa senza tenere conto del parere dei sindaci, delle province, dei cittadini in genere. Dall'altra parte la necessità di intervenire. E oltre all'idea che probabilmente la Sardegna smaltirà senza problemi la quantità di immondizia ricevuta, resta il fatto del modo come questa scelta è stata imposta. Da un punto di vista di solidarietà bisogna leggere i fatti solo sotto un aspetto positivo. Ma se il discorso nasconde altri fattori politici, bisognerà alla fine valutare bene la cosa". Si dovrà puntare "su progetti per sensibilizzare gli studenti ad una corretta analisi del ciclo dei rifiuti e sull'importanza del riciclo e della raccolta differenziata. Il problema dei rifiuti si deve presentare nella globalità della situazione: sono un problema per la Campania e per la nazione in generale, per tutti quanti. Dobbiamo educare all'ambiente, per avere una civiltà dell'uomo sostenibile".
L'immagine italiana. Secondo Giovanni Sistu, docente di politica dell'ambiente all'Università di Cagliari, "bisogna aiutare chi è in difficoltà, anche chi non dovesse essere solidale dovrebbe considerare che l'immagine negativa campana si riflette in generale sull'immagine negativa dell'Italia, ed una Regione come la nostra, che gioca molte delle sue prospettive economiche sul turismo, deve stare attenta alla propria immagine. C'è quindi quasi un dovere istituzionale nell'accettare di contribuire al superamento dell'emergenza. E uno dei paradossi di questi giorni è che 200mila tonnellate di rifiuti campani ancora una volta andranno in Germania che è uno dei maggiori mercati turistici del nostro Paese. Per quel che ci riguarda il volume di rifiuti che arriveranno dalla Campania - circa 6mila tonnellate - è risibile, e perfettamente smaltibile negli impianti sardi: non è che modifichino la situazione strutturale della gestione dei rifiuti in Sardegna, che è legata alla necessità di aumentare la raccolta differenziata nei grandi centri urbani, individuando i siti per lo smaltimento dei rifiuti che già produciamo". Per Sistu, per superare la situazione "bisogna ragionare sulla raccolta differenziata anche da noi. I rifiuti non possono essere un business sul quale si pianifica l'economia di un territorio a medio e lungo termine". Insomma, "bisogna spingere ovunque sulle possibilità offerte, come quella del compost, ovvero del trattamento dei rifiuti verdi utili per la produzione di concimi naturali che sostituirebbero quelli artificiali molto più inquinanti e produrre energia dalle biomasse".
a cura di Massimo Lavena
(05 marzo 2008)
