Testimonianze
Dalla storia al mito: costruire una leggenda
La leggenda dell'Oro del Mare
La regina Berenice, sposa del Faraone Tolomeo, offre la sua chioma agli Dei che hanno concesso la vittoria al marito...
Gli Dei ordinano a Zefiro di trasportare in cielo la chioma e la trasformano in una costellazione.
Poiché nell'universo tutto si compenetra...
In una notte serena le stelle della costellazione si specchiano sul mare; prese do nostalgico amore per la terra si accostano alla superficie e si fanno dolcemente cullare dalle onde. All' improvviso, zac! La Pinna Nobilis si avvicina, ruba un ciuffetto di chioma e se lo porta giù.
I Fenici, curiosi e arraffoni, scoprono quel piccolo tesoro e lo portano via alla pinna.
Le donne dei Fenici pettinano quei fili che il mare ha tutti arruffati e li rendono nuovamente serici e lucenti. Se ne ricava un materiale prezioso che è possibile filare.
L'uso della tessitura in bisso si diffonde per tutto il Mediterraneo: Fenici, Caldei, Egiziani diventano maestri in quest'arte. Re e sacerdoti usano il bisso per vesti e paramenti sacri.
I Fenici approdano in Sardegna portando con sé tonti segreti. fra i quali la tecnica che consente loro di tingere le fibre del bisso in vari colori.
Secoli più tardi le donne di Sant'Antioco apprendono da una principessa di origine caldea. chiamata anch'essa Berenice, altri segreti sull'arte dello tessitura del bisso e cominciano a tramandarseli di generazione in generazione secondo una ritualità quasi sacra.
Dal diario dei ragazzi
Finalmente nel bosco
Lunedì 30 aprile abbiamo fatto un'altra escursione con le Guardie del Corpo Forestale. A bordo di due pullmini , abbiamo percorso la strada fino a Domus de Maria, dove ci aspettavano un gruppo di esperti che, insieme alle guardie Forestali ci hanno condotto fino ad una località dal nome "Crapitta". Dopo aver osservato l'ovile, le capre e i grossi alberi che ombreggiavano tutto intorno, abbiamo proseguito a piedi percorrendo la striscia parafuoco e addentrandoci nella vecchia strada utilizzata dai carbonai agli inizi del '900, fino a raggiungere il bosco di "Is Cannoneris a circa 700 metri sul livello del mare, dove ci siamo fermati a bere dell'acqua freschissima e ad ammirare una delle più estese foreste di leccio. Da lì, al pomeriggio abbiamo visto i cervi che si avvicinavano a mangiare, erano così vicini che quasi potevamo toccarli, il loro portamento era elegante, i maschi avevano delle bellissime corna ramificate, che, cadono e si rinnovano ogni anno..
Le Guardie forestali, tra le quali il papà di una nostra compagna, ci hanno detto che purtroppo essi vengono cacciati da cacciatori di frodo per cui la foresta è stata ripopolata per evitarne l'estinzione.
I cervi, in genere, partoriscono un solo cerbiatto nel periodo maggio-giugno.
Gli operai della Caserma di Is Cannoneris ci hanno permesso di visitare il museo in via di allestimento, dedicato ai cervi e ai daini. 
Proseguendo a piedi, ci siamo addentrati nel sottobosco e abbiamo potuto osservare le tracce dei cinghiali: il terreno era scavato da questi animali in cerca di cibo. Essi spostano i sassi e frugano il terreno con il grugno e le zanne; sono ghiotti di bulbi di ciclamino e amano rotolarsi nel fango per liberarsi dai parassiti.
Continuando a camminare sotto gli alberi (talvolta dovevano persino chinarci) abbiamo raggiunto "Calamixi" un luogo impervio, abbastanza pericoloso, del quale si raccontano varie leggende. Stando in silenzio, abbiamo potuto sentire lo scorrere dell'acqua del ruscello sottostante. Finalmente si è fatta I'ora del pranzo, perciò siamo tornati indietro ed abbiamo mangiato nei tavoli per il pic-nic e al fresco sotto gli alberi secolari.
Subito dopo le Guardie Forestali, insieme agli esperti ci hanno accompagnato alla sorgente di "Rio Alinu" dove ci siamo dissetati con l'acqua freschissima che sgorgava dalla sorgente.
Ormai la giornata volgeva al termine perciò siamo tornati a Teulada dove ci attendevano i nostri genitori un po' preoccupati vista l'ora, ma noi eravamo felici per aver visto tanti luoghi bellissimi e per aver respirato tanta aria pura.
Dal lavoro dei ragazzi


Le piante e i consigli di Chiara

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I segreti delle piante |
e vedrai che quel colore non potrai più cancellare. Una cosa non scordare: se tu devi colorare i tessuti più importanti, sia di lino che di lana, prima ancora di iniziare và la lana a controllare. Se la luna è nera e tonda, non colori "manco a bomba". Se ne vedi la metà, con la terra" se può fa". Luna piena puoi osare con la terra e con il mare. Ma se invece c'è uno spicchio, luna chiusa vuole dire: non tentare, non provare la tua stoffa a colorare: il colore non si fa per la poca umidità. |

Il culto nuragico delle acque
a cura di Maura Incani
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